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giovedì 25 luglio 2013

Messaggio di Medjugorie del 25. luglio 2013


"Cari figli! Con la gioia nel cuore vi invito tutti a vivere la vostra fede ed a testimoniarla col cuore e con l'esempio in ogni modo. Decidetevi figlioli di stare lontano dal peccato e dalle tentazioni; nei vostri cuori ci sia la gioia e l'amore per la santità. Io, figlioli, vi amo e vi accompagno con la mia intercessione davanti all'Altissimo. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

PENSIERO E PREGHIERA DEL GIORNO

I giusti contemplano il tuo volto, Signore

26.07.2013
1Re 1,41b-53; Sal 131; Lc 11,21-26

«Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, con me disperde. Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima». (Lc 11,24-26)

Nella vita cristiana il cammino di conversione non finisce mai. Credersi degli arrivati fa allentare la vigilanza, affievolire la preghiera di affidamento, ed è proprio allora che si è più fragili ed esposti a nuovi attacchi del Maligno. Si è come quella casa spazzata e adorna che diventa poi facile bersaglio degli spiriti del male. Eventualità inquietante che può intimorire e scoraggiare: se questo è il rischio che può correre chi prende sul serio la sequela di Cristo, non conviene neppure cominciare. Ma il Signore ci rassicura: è Lui più forte di Satana. Si tratta di sentirsi sempre piccoli e deboli, ma certi della sua presenza.

Preghiamo col Salmo

Se i tuoi figli osserveranno la mia alleanza
e i precetti che insegnerò loro,
anche i loro figli per sempre
siederanno sul tuo trono.
 

SANTO DEL GIORNO

Santi Gioacchino ed Anna, genitori della Beata Vergine Maria

26.07.2013

 I Vangeli non ci dicono nulla dei genitori della Vergine Maria, Anna e Gioacchino. Le notizie che ci sono state tramandate derivano dall’apocrifo Protoevangelo di Giacomo del secolo II, scritto redatto per appagare l’affettuosa curiosità dei fedeli. Vi si narra di Anna sterile e in età già avanzata. Per consolare i due coniugi, afflitti per mancanza di prole, apparve loro un angelo recante la buona novella che il Signore, al quale nulla è impossibile, avrebbe concesso nella loro vecchiaia il più bel fiore dell’umanità: Maria, che divenne la madre del Salvatore.
La storia di Giacchino e Anna è splendidamente rappresentata negli affreschi di Giotto della cappella degli Scrovegni a Padova. Non ha una base storica, ma si fonda sulla fede nella continuità del disegno salvifico di Dio che da Abramo, attraverso le generazioni successive, giunge fino a Gesù, rivelando in ogni passaggio della storia della salvezza la fedeltà della condiscendenza divina verso il genere umano.

RITO AMBROSIANO - SETTIMANA DELLA IX DOMENICA DOPO PENTECOSTE VENERDÌ - Ss. Gioacchino e Anna

Lettura del primo libro dei Re 1, 41b-53

In quei giorni. Ioab, udito il suono del corno, chiese: «Perché c’è clamore di città in tumulto?». Mentre parlava ecco giungere Giònata figlio del sacerdote Ebiatàr, al quale Adonia disse: «Vieni! Tu sei un valoroso e rechi certo buone notizie!». «No – rispose Giònata ad Adonia – il re Davide, nostro signore, ha fatto re Salomone e ha mandato con lui il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaià, figlio di Ioiadà, insieme con i Cretei e con i Peletei che l’hanno fatto montare sulla mula del re. Il sacerdote Sadoc e il profeta Natan l’hanno unto re a Ghicon; quindi sono risaliti esultanti e la città si è messa in agitazione. Questo è il clamore che avete udito. Anzi Salomone si è già seduto sul trono del regno e i servi del re sono andati a felicitarsi con il re Davide, nostro signore, dicendo: “Il tuo Dio renda il nome di Salomone più celebre del tuo nome e renda il suo trono più splendido del tuo trono!”. Il re si è prostrato sul letto. Poi il re ha detto anche questo: “Sia benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché oggi ha concesso che uno sieda sul mio trono mentre i miei occhi lo vedono”».
Allora tutti gli invitati di Adonia si spaventarono, si alzarono e se ne andarono ognuno per la sua strada. Adonia, che temeva Salomone, alzatosi, andò ad aggrapparsi ai corni dell’altare. Fu riferito a Salomone: «Sappi che Adonia, avendo paura del re Salomone, ha afferrato i corni dell’altare dicendo: “Mi giuri oggi il re Salomone che non farà morire di spada il suo servitore”». Salomone disse: «Se si comporterà da uomo leale, neppure un suo capello cadrà a terra; ma se in lui sarà trovato qualche male, morirà». Il re Salomone ordinò che lo facessero scendere dall’altare; quegli venne a prostrarsi davanti al re Salomone, poi Salomone gli disse: «Va’ a casa tua!».           


SALMO
Sal 131 (132)

             ®  Ami la giustizia, Signore, e l’empietà detesti.

Il Signore ha giurato a Davide,
promessa da cui non torna indietro:
«Il frutto delle tue viscere
io metterò sul tuo trono!  ®

Se i tuoi figli osserveranno la mia alleanza
e i precetti che insegnerò loro,
anche i loro figli per sempre
siederanno sul tuo trono. ®

Là farò germogliare una potenza per Davide,
preparerò una lampada per il mio consacrato.
Rivestirò di vergogna i suoi nemici,
mentre su di lui fiorirà la sua corona». ®


VANGELO
Lettura del Vangelo secondo Luca 11, 21-26

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde.
Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».   

PENSIERO E PREGHIERA DEL GIORNO

I giusti contemplano il tuo volto, Signore

S. Giacomo, apostolo

25.07.2013

Sap 5,1-9.15; Sal 125; 2Cor 4,7-15; Mt 20,20-28

«Egli le disse: “Che cosa vuoi?”. Gli rispose: “Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno”. Rispose Gesù: “Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?”». (Mt 20)

Il discepolo è chiamato a condividere la vita di Gesù, senza ambire ai premi, ai primi posti, ma, come Lui, deve saper servire fino ad arrivare a dare la propria vita. Servire è mettersi al di sotto degli altri, quindi dimenticarsi, lasciare da parte i propri bisogni, le proprie esigenze, i propri desideri e soddisfare quelli altrui, e ciò richiede spesso una forte capacità di abnegazione.
Gesù dice a Giacomo e Giovanni che possono “bere il calice” ed è come se dicesse: “Certo, potete partecipare alle mie sofferenze, ma qual è il premio lo sa solo il Padre”. Noi cristiani siamo chiamati a dare con Gesù la vita, certi che se rimaniamo uniti a Lui, il traguardo finale sarà la vita eterna, la vita in Dio che è Amore.

Preghiamo col Salmo

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.

SANTO DEL GIORNO

San Giacomo Apostolo

25.07.2013

Giacomo Apostolo, figlio di Zebedeo e di Salome, è il fratello maggiore di san Giovanni evangelista. Entrambi pescatori, si trovavano lungo il mare di Galilea a riassettare le reti (cfr. Mc. 1,19), quando Gesù li chiamò, ed essi “lasciate la barca e il padre, lo seguirono”. Insieme a suo fratello Giovanni ed a Simon Pietro fu testimone della guarigione della suocera di Pietro, della risurrezione della figlia di Giairo, della gloria della Trasfigurazione e dell’agonia di Gesù nel Getzemani.
Facendo partecipare i due fratelli, a questi avvenimenti centrali della sua vita, il Signore volle rivelare loro – che aveva soprannominato “figli del tuono” per l’impetuosità del loro carattere – che la via della gloria passa attraverso la condivisione del calice del sangue versato e del servizio alla comunità. Giacomo fu il primo fra tutti gli Apostoli a seguire il Maestro nella morte violenta, essendo stato fatto decapitare da Erode Agrippa I a Gerusalemme nell’anno 44 (cfr. Atti 12, 1-3). Il suo corpo si venera a Compostella nella Galizia, dove affluiscono fin dal Medioevo, incessanti, i pellegrinaggi dei fedeli l santuario di Santiago

mercoledì 24 luglio 2013

San Giacomo, apostolo 25.07.2013 SETTIMANA DELLA IX DOMENICA DOPO PENTECOSTE MERCOLEDÌ


Lettura del libro della Sapienza 5, 1-9. 15

Allora il giusto starà con grande fiducia di fronte a coloro che lo hanno perseguitato e a quelli che hanno disprezzato le sue sofferenze. Alla sua vista saranno presi da terribile spavento, stupiti per la sua sorprendente salvezza. Pentiti, diranno tra loro, gemendo con animo angosciato: «Questi è colui che noi una volta abbiamo deriso e, stolti, abbiamo preso a bersaglio del nostro scherno; abbiamo considerato una pazzia la sua vita e la sua morte disonorevole. Come mai è stato annoverato tra i figli di Dio e la sua eredità è ora tra i santi? Abbiamo dunque abbandonato la via della verità, la luce della giustizia non ci ha illuminati e il sole non è sorto per noi. Ci siamo inoltrati per sentieri iniqui e rovinosi, abbiamo percorso deserti senza strade, ma non abbiamo conosciuto la via del Signore. Quale profitto ci ha dato la superbia? Quale vantaggio ci ha portato la ricchezza con la spavalderia? Tutto questo è passato come ombra e come notizia fugace. I giusti al contrario vivono per sempre, la loro ricompensa è presso il Signore e di essi ha cura l’Altissimo.


Salmo
Sal 95 (96)

R.: Gesù è il Signore; egli regna nei secoli.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie. R

Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dèi.
Tutti gli dèi dei popoli sono un nulla,
il Signore invece ha fatto i cieli.
Maestà e onore sono davanti a lui,
forza e splendore nel suo santuario. R

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.
Portate offerte ed entrate nei suoi atri.
Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!». R


Epistola
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 4, 7-15

Fratelli, noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. Cosicché in noi agisce la morte, in voi la vita. Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. Tutto infatti è per voi, perché la grazia, accresciuta a opera di molti, faccia abbondare l’inno di ringraziamento, per la gloria di Dio. Parola di Dio.


Vangelo
Lettura del Vangelo secondo Matteo 20, 20-28

In quel tempo. Si avvicinò al Signore Gesù la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

martedì 23 luglio 2013

PENSIERO E PREGHIERA DEL GIORNO

I giusti contemplano il tuo volto, Signore

24.07.2013
2Sam 11,2-17.26-27;12,13-14; Sal 50; Lc 11,9-13

«Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre, tra voi, se il figlio gli chiede un pesce gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!». (Lc 11,9-13)

Una preghiera saltuaria, superficiale, mossa solo dalle necessità del momento, seppur come domanda di cose buone e giuste, se non viene esaudita prontamente ci lascia delusi e arriviamo a concludere, amareggiati, che le parole di Gesù non sono veritiere. Ma questa non è fede.
Una preghiera costante, fiduciosa, paziente, anche se non ottiene subito quel che chiede, pian piano si purifica e ci purifica, ci fa maturare nella fede. Troveremo l’umiltà di non voler piegare Dio alla nostra volontà, ma di conformarci noi, docili, alla sua. Giungeremo a intuire che le sue parole dicono la verità: Egli mai cessa di riversare su di noi il dono dei doni, lo Spirito, che è luce e forza per affrontare con serenità ogni momento della nostra vita.

Preghiamo col Salmo

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.

SANTO DEL GIORNO


San Charbel Makhlof

24.07.2013

Giuseppe Makhlüf nacque in un villaggio del Libano nell’anno 1828 in una famiglia di contadini dalle profonde radici cristiane. Rimasto a tre anni orfano di padre, crebbe sotto la guida di un uomo che la madre sposerà in seconde nozze e che sarà poi ordinato sacerdote. Quest’uomo gli farà da padre, e Giuseppe lo aiuterà nel suo ministero sacerdotale. A 14 anni, mentre si prende cura del gregge della famiglia, scopre una grotta appartata, nella quale incomincia a ritirarsi per ore in preghiera. È la grotta che sarà subito chiamata “grotta del santo”.
Pur sentendosi chiamato alla vita monastica non poté realizzare il suo desiderio prima di 23 anni, quando entrò come novizio nell’Ordine Maronita Libanese, assumendo il nome di Charbel. Ordinato sacerdote nel 1859, condusse per quindici anni nel monastero di ’Annaya vita esemplare di preghiera e attenzione ai bisogni di tutti, in particolare degli infermi.
Finalmente nel 1875 ottenne l’autorizzazione a ritirarsi in un eremo, situato a 1400 metri sul livello del mare, dove si dedicò totalmente alla preghiera, e all’ascesi più rigorosa. Il 16 dicembre 1898, mentre celebrava l’Eucaristia, fu colpito da malore; trasportato nella sua stanza, completò in un’agonia di otto giorni la celebrazione e la sua vita: era il 24 dicembre. Sulla sua tomba avvennero fatti prodigiosi e molte guarigioni e miracoli. Subito il popolo lo venerò come santo, e la venerazione è continuata ininterrotta sebbene un culto ufficiale sia stato autorizzato solo ai nostri giorni, al momento della beatificazione, avvenuta ad opera del papa Paolo VI il 5 dicembre 1965 durante le celebrazioni a chiusura del Concilio Vaticano II.
Il 9 ottobre 1977 poi, durante il Sinodo mondiale dei Vescovi, Charbel Makhlüf, l’eremita di rito maronita, è stato elevato agli onori degli altari, primo santo libanese canonizzato dalla Sede apostolica nei tempi moderni.

Oggi si celebra anche Santa Cristina di Bolsena, vergine e martire.
Cristina, figlia di Urbano, ufficiale di palazzo, essendo cristiana, non si lasciò persuadere dal padre ad offrire sacrifici agli idoli. Fatta flagellare e rinchiusa in un carcere perseverò nella sua fede. Consolata e guarita da tre angeli, venne poi gettata nel lago di Bolsena legata ad una pesante pietra per esservi annegata. Salvata per intervento angelico poiché la pietra non affondò, morì martire per decapitazione. E’ venerata a Bolsena fin dal IV secolo ed è raffigurata nei mosaici di S. Apollinare Nuovo di Ravenna (sec. VI).

RITO AMBROSIANO - SETTIMANA DELLA IX DOMENICA DOPO PENTECOSTE MERCOLEDÌ


Lettura del secondo libro di Samuele 11, 2-17. 26-27; 12, 13-14

In quei giorni. Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella d’aspetto. Davide mandò a informarsi sulla donna. Gli fu detto: «È Betsabea, figlia di Eliàm, moglie di Uria l’Ittita». Allora Davide mandò messaggeri a prenderla. Ella andò da lui ed egli giacque con lei, che si era appena purificata dalla sua impurità. Poi ella tornò a casa.
La donna concepì e mandò ad annunciare a Davide: «Sono incinta». Allora Davide mandò a dire a Ioab: «Mandami Uria l’Ittita». Ioab mandò Uria da Davide. Arrivato Uria, Davide gli chiese come stessero Ioab e la truppa e come andasse la guerra. Poi Davide disse a Uria: «Scendi a casa tua e làvati i piedi». Uria uscì dalla reggia e gli fu mandata dietro una porzione delle vivande del re. Ma Uria dormì alla porta della reggia con tutti i servi del suo signore e non scese a casa sua. La cosa fu riferita a Davide: «Uria non è sceso a casa sua». Allora Davide disse a Uria: «Non vieni forse da un viaggio? Perché dunque non sei sceso a casa tua?». Uria rispose a Davide: «L’arca, Israele e Giuda abitano sotto le tende, Ioab mio signore e i servi del mio signore sono accampati in aperta campagna e io dovrei entrare in casa mia per mangiare e bere e per giacere con mia moglie? Per la tua vita, per la vita della tua persona, non farò mai cosa simile!». Davide disse a Uria: «Rimani qui anche oggi e domani ti lascerò partire». Così Uria rimase a Gerusalemme quel giorno e il seguente. Davide lo invitò a mangiare e a bere con sé e lo fece ubriacare; la sera Uria uscì per andarsene a dormire sul suo giaciglio con i servi del suo signore e non scese a casa sua.
La mattina dopo Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela mandò per mano di Uria. Nella lettera aveva scritto così: «Ponete Uria sul fronte della battaglia più dura; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia». Allora Ioab, che assediava la città, pose Uria nel luogo dove sapeva che c’erano uomini valorosi. Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Ioab; caddero parecchi della truppa e dei servi di Davide e perì anche Uria l’Ittita.
La moglie di Uria, saputo che Uria, suo marito, era morto, fece il lamento per il suo signore. Passati i giorni del lutto, Davide la mandò a prendere e l’aggregò alla sua casa. Ella diventò sua moglie e gli partorì un figlio. Ma ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore.
Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!». Natan rispose a Davide: «Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai. Tuttavia, poiché con quest’azione tu hai insultato il Signore, il figlio che ti è nato dovrà morire». 


SALMO
Sal 50 (51)

             ®  Nel tuo amore, o Dio, cancella il mio peccato.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. ®

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto:
così sei giusto nella tua sentenza,
sei retto nel tuo giudizio. ®

Liberami dal sangue, o Dio, Dio mia salvezza:
la mia lingua esalterà la tua giustizia.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode. ®


VANGELO
Lettura del Vangelo secondo Luca 11, 9-13

In quel tempo. Il Signore Gesù aggiunse: «Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».       

lunedì 22 luglio 2013

PENSIERO E PREGHIERA DEL GIORNO

I giusti contemplano il tuo volto, Signore

S. Brigida, religiosa, patrona d’Europa

23.07.2013

Gdt 8,2-8; Sal 10; 1Tm 5,3-10; Mt 5,13-16

«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa». (Mt 5,13-15)

Noi siamo luce in Gesù, e lo diventiamo grazie al battesimo, e siamo chiamati a testimoniarlo attraverso le “opere buone”. E la luce della grazia è nel cuore e, quando c’è, si irradia poi su tutto, in ogni circostanza. I discepoli di Cristo sono profondamente inseriti nella storia dell'umanità ma non vi si identificano, anzi si distinguono perchè seguono una parola di vita che non viene da loro stessi.
La santa che oggi onoriamo, compatrona d’Europa, è stata sposa e madre e, rimasta vedova, si è consacrata a Dio nella vita religiosa. L’amore per Lui ha illuminato tutta la sua vita e l’ha resa appassionata artefice di pace e unità, capace di attrarre anche altri a queste grandi cause, a servizio della Chiesa e della società.

Preghiamo col Salmo

Il Signore scruta giusti e malvagi,
egli odia chi ama la violenza.
Giusto è il Signore, ama le cose giuste;
gli uomini retti contempleranno il suo volto.

SANTO DEL GIORNO

Santa Brigida, religiosa, compatrona d'Europa

23.07.2013

Brigida, nasce nel 1303 in Svezia da una famiglia nobile e profondamente cristiana. All’età di quattordici anni fu data in sposa a un nobile svedese di nome Ulf, dal quale ebbe otto figli, che educò con cura e responsabilità. Fondò con il marito un ospedale, dove andava a servire i malati con le proprie mani, fedele al suo spirito di terziaria francescana.
Il pellegrinaggio al Santuario di S. Giacomo di Compostella, compiuto in occasione del XXV di matrimonio, segnò un più profondo impegno nel cammino ascetico. Poco tempo dopo, rimasta vedova, rinunciò al mondo per dedicarsi interamente a servire il Signore, con una vita penitente. Si moltiplicarono, allora, i fenomeni mistici, visioni e rivelazioni, che la renderanno celebre con il titolo di “mistica del Nord”.
Dotata di grande energia e di senso pratico, entrò nel vivo dei problemi politici, adoperandosi per la riforma della Chiesa. Istituì un nuovo Ordine religioso, misto, ma prevalentemente femminile, che riservava un culto particolare alla passione del Signore e ai dolori di Maria Santissima. In occasione dell’anno santo venne a Roma per ricevere anche l’approvazione del suo Ordine religioso e per sollecitare il ritorno del papa da Avignone a Roma. Morì a Roma il 23 luglio 1373, assistita dalla figlia santa Caterina di Svezia. Nel 1999 papa Giovanni Paolo II l’ha proclamata compatrona d’Europa.
 

Santa Brigida, religiosa, patrona d’Europa - Festa

Lettura del libro di Giuditta 8, 2-8


In quei giorni.
Marito di Giuditta era stato Manasse, della stessa tribù e famiglia di lei; egli era morto al tempo della mietitura dell’orzo. Mentre stava sorvegliando quelli che legavano i covoni nella campagna, fu colpito da insolazione. Dovette mettersi a letto e morì a Betùlia, sua città, e lo seppellirono insieme ai suoi padri nel campo che sta tra Dotàim e Balamòn. Giuditta era rimasta nella sua casa in stato di vedovanza ed erano passati già tre anni e quattro mesi. Si era fatta preparare una tenda sul terrazzo della sua casa, si era cinta i fianchi di sacco e portava le vesti della sua vedovanza. Da quando era vedova digiunava tutti i giorni, eccetto le vigilie dei sabati e i sabati, le vigilie dei noviluni e i noviluni, le feste e i giorni di gioia per Israele. Era bella d’aspetto e molto avvenente nella persona; inoltre suo marito Manasse le aveva lasciato oro e argento, schiavi e schiave, armenti e terreni che ora continuava ad amministrare. Né alcuno poteva dire una parola maligna a suo riguardo, perché aveva grande timore di Dio.


[Oppure:
Lettura agiografica
Vita di santa Brigida, religiosa e patrona d’Europa
Brigida, nata nel 1303 in Svezia da nobile famiglia, crebbe in un ambiente altamente qualificato per pietà e cultura. Secondo il costume del suo tempo, a quindici anni divenne sposa di un giovane buono e mite, che condivise le aspirazioni religiose della consorte. Dal loro matrimonio nac¬quero otto figli, che Brigida educò con la più solerte cura e responsabilità. Sotto la guida di sacerdoti, noti per santità di vita e solidità di dottrina, seppe organizzare sapientemente ogni sua giornata, dedicandosi alla casa, alla pre¬ghiera, alla studio della Sacra Scrittura e della letteratura religiosa, all’esercizio della carità soprattutto verso gli infermi. Il pellegrinaggio al santuario di San Giacomo di Compostella, compiuto in occasione del XXV anniversario del matrimonio, segnò un più profondo impegno nel cammino ascetico.
Poco tempo dopo, rimasta vedova, rinunciò al mondo per dedicarsi interamente a servire il Signore, caratterizzando la sua vita con la penitenza e la meditazione della Passione del Signore e dei dolori di Maria Santissima. Si moltiplicarono, allora, in lei i fenomeni spirituali, che la resero celebre con il titolo di ‘mistica del Nord’.
«Umile alfiere con lettere di un grande Signore» (come ella amava definirsi), dotata di grande energia e di senso pratico, entrò nel vivo dei problemi politici del suo tempo, adoperandosi per la riforma della Chiesa e istituendo un nuovo Ordine religioso, consacrato al Santissimo Salvatore. In occasione dell’anno santo 1350, con i suoi consiglieri teologi venne a Roma per acquistare l’indulgenza del Giubileo, per ricevere l’approvazione del suo Ordine religioso e per sollecitare il ritorno del Papa a Roma da Avignone. Durante il soggiorno romano, che durò fino alla morte, intervenne con autorevolezza nelle cose pubbliche, mise in iscritto le sue esperienze mistiche e visitò, pellegrina infaticabile, i più famosi santuari d’Italia.
Fu per tutti esempio di grandi virtù, sopportando per amore di Cristo sofferenze e umiliazioni. Coronò la sua attività apostolica e profetica con un pellegrinaggio in Terra Santa, che le permise di ricalcare le orme del Salvatore e di sperimen¬tare eccezionali doni interiori. Morì a Roma, circondata dai suoi discepoli e assistita dalla figlia santa Caterina di Svezia, la mattina del 23 luglio 1373. Diciotto anni dopo il papa Bonifacio IX la iscrisse nel canone dei santi. Donna di contemplazione e di azione, e maestra di unità, nel 1999 santa Brigida è stata proclamata compatrona d’Europa da papa Giovanni Paolo II.
Onore e gloria al Signore Nostro Gesù Cristo, che regna nei secoli dei secoli.]


Salmo 
Sal 10 (11)

     R I giusti contemplano il tuo volto, Signore.

Il Signore sta nel suo tempio santo,
il Signore ha il trono nei cieli.
I suoi occhi osservano attenti,
le sue pupille scrutano l’uomo. R

Il Signore scruta giusti e malvagi,
egli odia chi ama la violenza.
Giusto è il Signore, ama le cose giuste;
gli uomini retti contempleranno il suo volto. R


Epistola
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo 5, 3-10


Carissimo,
onora le vedove, quelle che sono veramente vedove; ma se una vedova ha figli o nipoti, essi imparino prima ad adempiere i loro doveri verso quelli della propria famiglia e a contraccambiare i loro genitori: questa infatti è cosa gradita a Dio. Colei che è veramente vedova ed è rimasta sola, ha messo la speranza in Dio e si consacra all’orazione e alla preghiera giorno e notte; al contrario, quella che si abbandona ai piaceri, anche se vive, è già morta. Raccomanda queste cose, perché siano irreprensibili. Se poi qualcuno non si prende cura dei suoi cari, soprattutto di quelli della sua famiglia, costui ha rinnegato la fede ed è peggiore di un infedele.
Una vedova sia iscritta nel catalogo delle vedove quando abbia non meno di sessant’anni, sia moglie di un solo uomo, sia conosciuta per le sue opere buone: abbia cioè allevato figli, praticato l’ospitalità, lavato i piedi ai santi, sia venuta in soccorso agli afflitti, abbia esercitato ogni opera di bene.


Vangelo 
Lettura del Vangelo secondo Matteo 5, 13-16


In quel tempo.
Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

venerdì 19 luglio 2013

PENSIERO E PREGHIERA DEL GIORNO


Sei tu, Signore, la guida del tuo popolo

20.07.2013
Nm 14,1-24; Sal 96; Eb 3,12-19; Mt 13,54-58

«Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: “Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?”. E si scandalizzavano per causa sua». (Mt 13,54-57a)

Come mai lo stupore dei nazaretani si trasforma in scandalo? Solitamente ci si stupisce di fronte a qualcosa di inatteso, o di fronte a ciò che è bello, o che non si conosce, o che ci supera... Gli abitanti di Nazaret si sono stupiti della sapienza di Gesù e il loro stupore non sfocia in ammirazione e accoglienza, ma diventa motivo di scandalo.
Certamente agisce l’invidia, la gelosia, ma ancor più profondamente l’ostacolo – lo scandalo, appunto – è la rigidità del giudizio su Gesù: è uno di noi, non può essere diverso da noi. La realtà va sempre “ascoltata”: è sempre in parte esuberante rispetto alle nostre regole mentali; soprattutto è sempre abitata anche dal mistero di Dio.
Qui si trattava del mistero di Dio in persona!

Preghiamo col Salmo

Il Signore regna: esulti la terra,
gioiscano le isole tutte.
Nubi e tenebre lo avvolgono,
giustizia e diritto sostengono il suo trono.